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la pedaliera
razionale...
Credo che, chi più chi meno, tutti i
chitarristi siano dotati di una pedaliera o per lo meno di qualche effetto a
pedale.
In questi anni sono passato attraverso un "esercito" di scatolette e pedali, per
poi rivolgermi ai sistemi rack, e infine "disintossicarmi" di nuovo con pedali
analogici, ormai stufo di programmi, patches & co.
Di pedaliere ne ho avute parecchie, da quelle tipo flight case autocostruite a
quelle commerciali (Warwick Gigboard o Boss, tanto per non far nomi...). C'era,
però, sempre qualcosa che mancava o che non funzionava come avrebbe dovuto:
fragilità strutturale, perdita di segnale, alimentatori incorporati di qualità discutibile....
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La soluzione per me ideale me l'ha suggerita
l'amico
Gianni Pennati, mostrandomi la sua nuova
PEDAL TRAIN. Non ho saputo resistere e me
ne sono comprata subito una, di medie dimensioni. Quindi, qualche
tempo dopo, una seconda, immensa. La chiamo "la portaerei" dato che
sembra una "classe Nimitz". Si tratta di pedaliere, realizzate in alluminio, robustissime e piuttosto leggere sulla quale i pedali vengono fissati mediante velcro autoadesivo. Sono disponibili adesso in tre dimensioni e fornite di custodia morbida o di un ottimo flight case di qualità professionale. La struttura è tale da poter ancorare e nascondere tutti i cablaggi, mediante fascette in plastica. Insieme alla pedaliera è fornita una valigetta in alluminio e laminato di notevole fattura. Insomma... mi è piaciuta senza riserve. Semplicissima, robusta e davvero professionale! |
Nell'allestirla ho cercato di fare un lavoro il più pulito e accurato possibile, realizzando la cavetteria con materiale di ottima qualità.
Dando per scontato che ognuno abbia già
in mente quale sia la "catena" di effetti a lui più congeniale, un suggerimento
che mi sento di dare è quello di tenere separati i concetti di percorso
del segnale e frequenza d'uso dei pedali. Mi spiego meglio: si sa che certi
pedali vengono usati spessissimo, altri solo sporadicamente; per contro, la
catena degli effetti non può certo essere determinata dalla frequenza d'uso:
ogni elemento, dal punto di vista sonoro ha una sua collocazione funzionale
specifica.
Beh, la soluzione è davvero semplice, e comporta solo il fatto di impazzire un
pizzico di più coi cablaggi. Per motivi di comodità d'impiego, sulla mia Pedal Train ho messo nella fila anteriore
i pedali che uso più spesso e su quella posteriore quelli usati più raramente,
anche se devo dire che la fila posteriore è comunque facilmente raggiungibile
col piede. In ogni caso i vari pedali sono connessi fra loro seguendo non tanto
la loro disposizione ma il percorso che volevo.
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Innanzitutto
ho applicato il velcro sulla struttura di alluminio, tagliandolo in strisce
di uguale lunghezza dal generoso rotolo fornito nella confezione. Ho
preferito mettere la parte più "lanosa" sulla pedaliera e quella più rigida
sul retro dei pedali. Sotto i pedali ho cercato di applicare più velcro possibile, in modo da garantire la massima tenuta. Dal pedale del volume e dallo wah-wah ho rimosso i piedini in gomma, in modo da far poggiare tutta la superficie in modo omogeneo sulla pedaliera.. |
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Una
volta posizionati i pedali, ho realizzato innanzitutto i collegamenti
dell'alimentazione. Mi sono servito di un cavetto dotato di una presa di
alimentazione e quattro spinotti da
inserire sui pedali. Collegati gli spinotti ai pedali, ho razionalizzato il
passaggio dei cavi sotto la pedaliera e li ho fissati con fascette in
plastica. |
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A
questo punto non rimaneva che collegare l'alimentatore, esterno, (un ottimo
e piccolissimo "1-Spot", veramente potente e silenzioso), attaccare i
cavi di uscita agli amplificatori e quello di ingresso... |
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A questo si aggiunge la notevole robustezza e la praticità di trasporto, grazie al robusto case, sufficientemente capiente per contenere anche tutti i cavi necessari e gli altri accessorie che, nel caso della Pedaltrain Pro (la più grande) è fornito di utilissime rotelle stile trolley.